Sguardi nuovi a Grimloch Lane

da Zazie News di Silvana Sola

Si firmano The Fun Brothers i fratelli Eric e Terry Fan nel loro libro d’esordio Il giardiniere notturno pubblicato, per l’edizione italiana, dall’editore Gallucci .
Un albo illustrato poetico, visionario, frutto di illustratori di provata perizia tecnica e di straordinaria capacità immaginativa, che in questo caso sono anche autori.
In questo bel libro Eric e Terry, canadesi, formati all’Ontario College of Art and Design di Toronto, raccontano una storia per la quale mettono in campo l’intera tavolozza dei colori, mischiando grafite, china e tecniche digitali.
Il racconto di una magia realizzata da uno straordinario giardiniere notturno, un racconto di una realtà possibile frutto del lavoro di un anziano signore, maestro nell’arte cara a Edward Mani di Forbice.
Protagonista un bambino, William, più stupito degli altri, più curioso degli altri, erede, forse, del testimone “verde” capace di cambiare comportamenti e sguardi sulla vita di tutti i giorni.

Io, Pi, le parole diventano un gioco

Torna Piumini con le poesie per bambini da leggere ad alta voce. Di Marzia Apice, Ansa

ROBERTO PIUMINI, IO, PI (Gallucci Editore, pp.120, 10 Euro. Disegni di Cecco Mariniello). Un libro “da leggere ad alta voce”, da vivere non solo con gli occhi ma con l’immaginazione che nasce dal linguaggio poetico. Roberto Piumini torna in libreria presentando un nuovo lavoro, “Io, Pi” (Gallucci Editore), con il quale chiama a raccolta il suo pubblico, quello di bambini e ragazzi, per farli entrare nel mondo magico della fantasia. Nel testo, impreziosito dai delicati disegni di Cecco Mariniello, si rincorrono poesie che intrecciano gioco, corpo, narrazione, costituendo un continuo stimolo alla creatività di chi legge. I temi sono i più disparati, dalle emozioni ai pianeti, dai numeri alla bicicletta, ma tutti si prestano a essere raccontati e anche “interpretati” direttamente, in famiglia o a scuola. Ancora una volta il poeta dei più piccoli invita a riscoprire la condivisione orale delle storie, sfruttando lo straordinario potere evocativo e giocoso delle parole e della loro sonorità.
Un invito solo apparentemente facile da mettere in pratica, soprattutto oggi, in una società nella quale l’oralità sembra essersi persa nei meandri della velocità e del consumo. “Leggere un libro a voce alta è semplice e naturale se qualcuno lo fa: genitore, adulto, insegnante. L’oralità non è solo l’uso della voce, ma un modo fisico, prossimale, di stare insieme, e un tempo non frettoloso, ripetitivo, ritmico”, spiega Piumini in un’intervista all’ANSA. “Il fine primo e ultimo dei miei libri è essere una ricca esperienza creativa, emotiva e immaginaria per il lettore”, afferma ancora l’autore, sottolineando di non sentire il “peso” di essere uno scrittore per ragazzi. “La responsabilità di cui si parla è data dal fatto che la lettura di un bambino è un’esperienza più fonda e fondante di quella di un adulto, non tanto nei termini di ‘comunicazione di valori’ quanto in quelli dell’esperienza immaginaria, dell’arricchimento emotivo ed estetico che l’immaginazione fornisce”, prosegue, “quindi si tratta di una responsabilità ‘educativa’ solo nel senso antropologico di un’esperienza di memoria immaginaria, di attività personalizzante”. A ripagare il suo costante impegno per i giovani profuso nel corso degli anni è la consapevolezza che, nonostante il tempo abbia trasformato irrimediabilmente la società, da parte del pubblico di oggi non sia ancora cambiata “la risposta giocosa alla proposta di giocosità”. Un pubblico che non è diverso da quello di ieri, “né sul piano dell’ascolto né su quello della risposta”. Non crede che la stimolazione continua a cui i più piccoli sono sottoposti tolga spazio alla fantasia? “La domanda va fatta a chi si occupa scientificamente del campo: psicologi e psicopedagogisti. E’ probabile che qualcosa accada rispetto al ‘tempo’ dell’esperienza, sensoriale ed emozionale, prima percettiva e poi espressiva”. Tornando indietro con la memoria, lei da bambino che rapporto aveva con la poesia? “A parte i testi incontrati nei libri scolastici, c’erano certe filastrocche, o modi di dire del dialetto emiliano dei miei nonni e genitori, che mi hanno molto impressionato, e dato il primo gusto ritmico per la parola”, ha concluso.

Un filo magico nel mondo della fantasia

Intervista all’autrice belga Anne Herbauts. Di Mauretta Capuano, Ansa

È dall’incontro tra immagine e parola che si sviluppa la narrazione nei libri della belga Anne Herbauts con L’Albero Meraviglioso in cui segue un filo magico che ci porta nel mondo della fantasia e dell’immaginazione.
“La mia è una narrazione tra immagine e testo dove il lettore stesso diventa autore con i collegamenti che poi nascono dalla sua immaginazione” dice all’ANSA la Herbauts, 40 anni, che vive a Bruxelles ed è illustratrice e autrice di libri come Di che colore è il vento? (Gallucci) che in Italia ha avuto grande successo.
Ne L’albero meraviglioso, la Herbauts segue un filo che è nello stesso tempo quello della creatività, dell’immaginazione e della narrazione in una storia da cui nascono altre storie e che non finisce all’ultima pagina. Il Sig. Comesempre che fa una vita ordinaria e il diavoletto Garguglia partono alla scoperta del mondo finché arrivano alla casa della Strega Favolara che fabbrica immagini, le sistema in grandi vasi e le cambia e trasforma continuamente. I due amici rubano alla Strega un rocchetto di filo, che è il filo del racconto, e inseguiti si nascondo su un albero proprio strano, con cinque oggetti appesi.
“C’è un libro – spiega la Herbauts – per ogni oggetto dell’albero. Gioco con il filo dentro una narrazione molto strutturata e questo consente più libertà. Un filo che non è stato lavorato per diventare una maglia non ha una storia come un libro che non è stato letto”.
Ma L’albero meraviglioso con le sue colorate e raffinate illustrazioni, oltre ad essere un libro sul potere dell’immaginazione, è una storia su concetti astratti come il tempo e anche, dice l’autrice “il sogno, il rumore, l’amore, la malinconia. I libri sono favolosi perché sono fatti di carta, 4 colori, e si può dire tutto, meglio del cinema”.
La Strega Favolara che crea storie e sta dipingendo il libro, è una sorta di autoritratto dell’autrice. “La strega non è cattiva. Fa paura perchè trasforma il mondo, è uno specchio, un’immagine di potere. Può essere pericolosa oltre che magica” dice la Herbauts e i racconti che lei conserva in recipienti chiusi devono essere aperti per prendere vita. Come “le storie – dice l’autrice – che sono arrivate a noi perchè sono state raccontate”.

La maestra che vorrei

da Zazie News di Silvana Sola

In libreria, nei giorni scorsi, una maestra e una mamma hanno cercato, a distanza di dieci minuti l’una dall’altra, la stessa filastrocca. La filastrocca delle buone maestre era la filastrocca richiesta. Non il titolo di un libro, ma quello della singola filastrocca. La mamma è stata più precisa e ci ha detto il nome dell’autore. Ricerca non facile: Bruno Tognolini è facitore di poesia e di filastrocche. Tante, tantissime, racchiuse in libri diversi. Ma il libraio specializzato, capace traghettatore, ha trovato e consegnato il libro richiesto: mamma e maestra sono uscite dalla libreria soddisfatte. La filastrocca delle buone maestre è una delle moltissime filastrocche incluse in un libro antologia, Le filastrocche della Melevisione, in catalogo per Gallucci, con le illustrazioni di Giuliano Ferri. Nelle pagine il lavoro di anni che ha visto Bruno Tognolini inventare, per le molte puntate della fortunata trasmissione televisiva, sempre nuove filastrocche. Centocinquanta filastrocche, centocinquanta giochi di lingua, centocinquanta perfetti esercizi di rima che ci invitano a guardare, con occhi diversi, la natura, a divertirci con le parole del corpo, con quelle del riso e quelle del pianto, con quelle della sapienza e della pazienza. E poi le filastrocche del Fantabosco che mettono in pagina Tonio Cartonio e Milo, fate, streghe e… maestre. Vi invitiamo a leggere con noi La filastrocca delle buone maestre:
“Maestra, insegnami il fiore e il frutto
– Col tempo, ti insegnerò tutto-
Insegnami fino al profondo dei mari
– Ti insegno fin dove tu impari-
Insegnami il cielo, più su che si può
– Ti insegno fin dove io so-
E dove non sai? – Da lì andiamo insieme
Maestra e scolaro, dall’albero al seme
Insegno ed imparo, insieme perché
Io insegno se imparo con te-

Imagine, con Lennon osando la pace

Le liriche immortali in albo illustrato patrocinato da Amnesty – Redazione Ansa

Imagine there’s no heaven. Immagina: non c’è paradiso/ It’s easy if you try. (è facile se provi)/ No hell below us. né inferno sotto a noi/ Above us only sky. e sopra solo il cielo/ Imagine there’s no countries. Immagina: non ci sono più Stati/Nothing to kill or die for, and no religion too. Niente per cui uccidere o morire e niente religione. Sono alcune delle liriche immortali di Imagine, la canzone che John Lennon scrisse una mattina all’inizio del 1971, su un pianoforte Steinway, nella camera da letto alla sua tenuta di Tittenhurst Park a Ascot, Berkshire, in Inghilterra. Con Yoko Ono come co-autrice, come stabilito nel giugno scorso dalla National Music Publishers’ Association of America estendendo all’artista il copyright dell’iconico brano di Lennon da solista.
Queste parole, semplici, di inno alla pace che valeva negli anni ’70 e vale ancora oggi sono diventate la materia d’ispirazione di un albo illustrato, patrocinato da Amnesty International e da Amnesty Italia che si intitola “Imagine” ed esce per Gallucci editore. Un libro per bambini che vuole essere una celebrazione della pace, in uscita contemporanea in Gran Bretagna, USA, Olanda, Corea, Germania, Italia, Spagna, Francia, Slovenia, Romania, Argentina, Brasile e Messico e i cui proventi saranno devoluti in parte ad Amnesty. Nella versione italiana la traduzione è firmata da Altan mentre ad illustrarlo sono i disegni dell’artista francese Jean Jullien, famoso in tutto il mondo per i suoi graffiti. “Questo libro mi è particolarmente caro. Le parole sono state scritte da mio marito John ed è motivo di gioia per me vederle così ben illustrate. Imagine è nata come canzone a sostegno della pace nel mondo, scrive Yoko Ono Lennon nella prefazione.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di pace, per questo le sue parole sono ancora tanto importanti. Tutti vogliamo essere felici e vivere in serenità. Ognuno di noi può contribuire, ciascuno a suo modo, a rendere il mondo un posto migliore.
Dobbiamo sempre portare l’amore nel cuore e avere cura gli uni degli altri. Dobbiamo sempre condividere ciò che abbiamo ed essere pronti a difendere gli oppressi. Questo deve valere per tutti, non solo per la nostra famiglia e i nostri amici.
Dobbiamo trattare tutti allo stesso modo, da qualunque luogo provengano e qualunque lingua parlino. Dopotutto anche il piccione di questo libro accoglie tutti gli altri uccelli, senza curarsi del colore delle penne e della forma del becco. In questo modo possiamo contribuire tutti, ogni giorno, a mutare le cose. Ogni piccola cosa buona che facciamo migliorerà il mondo.
Puoi farlo tu, posso farlo io, possiamo farlo tutti. Immagina.
Tutti insieme faremo accadere la pace. Allora il mondo sarà davvero unito”.

Cinque di noi

da Zazie News di Silvana Sola

Da anni il tema della disabilità entra nei nostri percorsi di ricerca e formativi e nel tempo abbiamo dichiarato le assenze di libri capaci di raccontare vite speciali o salutato con plauso proposte editoriali che mettevano in pagina storie che tutti avrebbero dovuto leggere e guardare.
Oggi è un giorno di plauso: sugli scaffali delle libreria è arrivata l’edizione italiana The Five of Us, l’album illustrato firmato da Quentin Blake.
In catalogo per Gallucci, il libro parla di amicizia, di condivisione, di ciò che si può fare assieme.
Il titolo è stato tradotto in I fantastici cinque, sottolineando la straordinarietà di ognuno dei protagonisti della storia.
Straordinario portare gli occhiali, straordinario avere qualche chilo in più, straordinario sentire quello che si fatica a vedere, straordinario muoversi anche se le gambe non aiutano, straordinario fare uscire la propria voce quando serve.
Garbo, delicatezza, ironia, giocosità sono le chiavi narrative e visive che utilizza il grande decano della letteratura per ragazzi inglese, illustratore con molte medaglie, autore di albi illustrati che sono nella storia dell’editoria degli ultimi quarant’anni.
Angela, Ollie, Simona, Mario e Eric sono cinque di noi.

Cappuccetto a pois

Cosa accadrebbe se Cappuccetto Rosso togliesse il suo classico cappello per indossarne uno più curioso, a pallini?

Romantica, pura e rasserenante, ha uno sguardo dolce che conquista anche Lupo Lupone,  un lupo buffo, maldestro e fifone… Armonia e amicizia regnano nel bosco e in queste avventure nate dalla fantasia di Maria Perego, già mamma del mitico Topo Gigio.

Cappuccetto a Pois è un cofanetto che contiene tre episodi e un volumetto con le sinossi ed alcune foto di scena.
Ma ora silenzio. Lo spettacolo sta per cominciare.

In India con Salgari

da Zazie News di Silvana Sola

Da ragazzino Fulco Pratesi leggeva Salgari e sognava di essere nei luoghi che lo scrittore descriveva. In modo particolare desiderava l’incontro con la Regina della Giungla, la tigre del Bengala portatrice morte e paura nei romanzi dello scrittore veronese, che mai si era spostato dal bacino del Mediterraneo. E il sogno di Pratesi diventa realtà quando, nel 1970, organizza la spedizione in India centrale alla ricerca della Regina. Lo accompagnano le letture salgariane de I misteri della Jungla Nera, quelle de Il Libro della giungla di Kipling e l’immagine letteraria di “un fitto intrico di alberi, arbusti, liane e alte erbe”, che caratterizza la giungla delle storie e della realtà.
Il viaggio diventa diario, gli animali incontrati, tanti oltre alla tigre, acquerelli, precisi e delicati, che arricchiscono le annotazioni del taccuino che lo segue nel suo percorso di scoperta. Nella Giungla di Sandokan, in catalogo per l’editore Gallucci, c’è tutto questo. C’è il piacere di ritrovare le citazioni dei romanzi, c’è la forza e il coraggio di Sandokan, ci sono Tremal-Naik, Yanez e la Vergine della Pagoda, ci sono i gaviali, fratelli dei temibili coccodrilli, ci sono i rinoceronti e i bufali di Brahmaputra. Fulco Pratesi, a dorso di un elefante, attraversa il mondo immaginato da Salgari, lo svela con gli occhi di un attento naturalista e di un appassionato lettore.
Il suo taccuino personale diventa l’occasione per scoprire un animalario concreto e affascinante, per conoscere luoghi lontani, per camminare dentro ad una geografia reale, fatta di nomi capaci di evocare l’avventura.

La fede, un dono spiegato ai ragazzi

Con Riches un gioco di domande e risposte per credenti e non. Di Marzia Apice, Ansa

Nessun fanatismo, nessuna tesi da accettare a priori: è questo il segreto di Pierre Riches, sacerdote e teologo autore del libro La fede è un bagaglio lieve (Gallucci), nel quale accoglie le domande di un gruppo di giovani senza offrire risposte preconfezionate, ma aprendosi a un dialogo franco e aperto. In queste pagine che assumono l’aspetto di una piccola e intensa guida sulla fede, la religione e la ragione trovano un punto di incontro: “Ho una testa che Dio mi ha dato e che devo usare per interrogare tutto ciò che mi sembra dubbio”, afferma in una frase Riches, ribadendo la totale disponibilità a voler creare con le sue parole un ponte che unisca razionalità e afflato spirituale. Nato nel 1927 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia ebrea, Riches si è convertito a 23 anni al cristianesimo, diventando poi sacerdote. Nel corso della sua vita è stato consigliere spirituale di molti scrittori, tra cui Elsa Morante, Giorgio Manganelli, Pier Vittorio Tondelli. La sua capacità di comunicatore si evince dalle conversazioni riportate nel libro, avvenute nel corso di 8 incontri nel 1996. Eppure, nonostante siano trascorsi ormai diversi anni, il volume non sembra essere invecchiato. Tutt’altro, perché in questi dialoghi il sacerdote affronta con i ragazzi alcuni argomenti validi in ogni epoca e dotati di un’attualità non legata alla contingenza dei fatti ma alla natura stessa dell’uomo. Dal sesso (etero e omo) all’amore, dalla politica all’economia alla giustizia, partendo ovviamente da Dio e dalla fede: gli argomenti trattati sono i più disparati, e nelle serate trascorse con i suoi giovani interlocutori Riches subisce un vero e proprio interrogatorio, un fuoco di fila di domande a cui riesce a rispondere con grande semplicità. Un primo assunto da cui far discendere ogni riflessione (“Dio è il mistero totale. Dio può folgorare tutto in un istante; alla misura dell’uomo c’è il Cristo”) e poi una serie di pensieri che toccano anche le altre religioni, come il buddhismo e l’islamismo, e si proiettano nell’Aldilà, con il Paradiso e l’Inferno, gli Angeli e Lucifero. Anche sui temi più scottanti Riches non si tira certo indietro. A chi chiede come sia possibile che Dio abbia creato la sofferenza, il sacerdote risponde che il rischio di soffrire risiede nella libertà di amare che ci è stata concessa. “Perciò si può capire il soffrire solo nel contesto dell’amore, e si possono capire le sofferenze del Cristo – e usarle per capire le nostre sofferenze – solo in questo contesto. Dio non ci dà forse la forza per superare le nostre sofferenze fisicamente?”, afferma. E mentre i ragazzi lo definiscono “un uomo di fede senza illusioni”, che crede in un “Dio giovane e divertente”, lui ribadisce il suo approccio ‘socratico’ nell’educazione soprattutto dei più giovani: “Mi pare l’unico metodo serio per educare; l’unico metodo che io uso: tirar fuori i dubbi che la gente ha. Sollecitare domande, farle scoprire con coraggio, cominciando da: «Chissà se Dio esiste»”.